PENSARE OLTRE L'OPERA COSTRUITA

Salk Research Institute, opera rchitettonica di L. Kahn L. Kahn, Salk Research Institute, La Jolla, CA; 1965 Se guardiamo alla storia dell'architettura restiamo abbagliati dalla capacità dell'uomo di creare, fin dai tempi più antichi, forme perfette con profondi significati. Una delle primissime opere in pietra che conosciamo, la piramide a gradoni di Zoser a Sakkara (2680 a.C.), rappresenta simbolicamente la concezione della vita dell'epoca, sia negli aspetti quotidiani che ultraterreni. E' l'emblema della visione del mondo degli antichi egizi, la loro “mappa del kosmo”. Rappresenta la loro consapevolezza. Innumerevoli altri esempi costellano la storia confermando questo assunto: l'uomo non erige pietre su pietre solo per la propria protezione, o solo per la propria rappresentanza, o solo per rappresentare la divinità... le grandi opere anelano alla visione interiore e alla consapevolezza di chi le costruisce. Ogni opera, indipendentemente dalle sue dimensioni, può arrivare a trascendere se stessa. Quindi ogni cosa può godere di un contenuto profondo, ma soltanto se scaturisce da esso. Luis I. Kahn ridefinisce il concetto di tempo in architettura: “good buildings, marvellous ruins”. L'edificio può deperire, ma la spiritualità del progetto rimane.

L'architettura nasce come rifugio protettivo, ma ben presto diviene un tramite tra l'uomo e la natura. L'arte del costruire viene tramandata attraverso la memoria, le tradizioni locali e la cultura, sedimentandosi nella storia. La ricerca degli archetipi ha sempre affascinato coloro che percepiscono i simboli per attribuirne significati formativi. Per esempio, Livio Vacchini divide gli archetipi formali in due categorie: a “simmetria radiale” gli edifici pubblici, e a “simmetria bilaterale” gli edifici privati. In realtà, la ricerca dell'archetipo non è polveroso storicismo: l'archetipo possiede energia creativa, è ispiratore di nuove visioni, può indicare futuri possibili. Palestra di Losone, opera architettonica di L. Vacchini L. Vacchini, palestra di Losone, CH; 1997 Tutta l'architettura infatti è costituita da binomi apparentemente inconciliabili: materia o vuoto, pesantezza o leggerezza, movimento o equilibrio, tensione o calma, armonia o silenzio, sogno o lucidità, ombra o luce. Si cerca spesso di definire l'architettura con ulteriori categorie dualistiche: funzione o rappresentazione, minimalismo o decorazione, arte o tecnologia...

Forse solo con una visione integrale possiamo comprendere la grandezza dello spirito dell'architettura, e quindi definire ciò che non lo è e che deturpa il territorio. Forse solo con un tentativo di conciliazione degli opposti potremo salvaguardare il valori naturalistici e la straordinaria impronta dell'uomo sulla terra...