Ubicazione: Maglio di Giavenale, Schio (VI)
Progettazione: 2007 Realizzazione: 2010

CENNI STORICI

L’area di progetto si inserisce nell’estremità Ovest della contrada denominata Maglio di Giavenale, tra la Roggia maestra e il torrente Boldoro. La presenza di un maglio da ferro ad acqua nella zona viene menzionato nell’ Estimo scledense del 1.616-28, allora di proprietà di “mistro Zanne fabro al maglio di Cerratti” (Paolo Snichelotto, Magli in Val Leogra, pagg. 124-125). Si presume comunque che i primi insediamenti artigianali risalgano nell’area a molti anni prima, in considerazione anche dell’epoca di realizzazione della Roggia (1.250 circa). Ciò ha dato impulso, in loco come altrove nell’area di Schio, ad uno sfruttamento della forza motrice dell’acqua: al Maglio si producevano soprattutto attrezzi legati al mondo agricolo con il marchio GB (Giovanni Battista Benincà) e BP (Benincà Pietro). Esiste ancora, lungo la Roggia, l’interessante fabbricato che ospitava tali attività, con le chiuse meccaniche e con le tipiche finestre ad arco ribassato. Il progetto urbanistico si pone i seguenti obiettivi:

  • Costituire un ambito unitario di studio e di progettazione urbanistica tra gli edifici sottoposti a vincolo;
  • Rilevare lo stato di fatto degli edifici vincolati, al fine di individuarne le eventuali zone di degrado fisico e urbanistico;
  • Specificare i termini operativi dell'intervento;
  • Tessere un nuovo tessuto edilizio complementare con lo storico, prevedendo la demolizione parziale di determinati edifici privi di valore storico-architettonico e con scarso valore documentale;
  • Progettare un complesso edilizio formalmente omogeneo e urbanisticamente unitario, riconoscendo però la varietà storico-architettonica degli edifici.

PROGETTO

La principale previsione di Piano prevede di costruire dei volumi architettonici aggiuntivi in luogo di un edificio architettonicamente e urbanisticamente non integrato nel contesto. Ciò avviene nel rispetto e nella valorizzazione della storia del sito. In considerazione delle attività rurali e artigianali che da secoli si sono svolte in questi luoghi, il progetto propone una tipologia riconoscibile con esse. Il portico, inteso come elemento tipologico, riassume il carattere rurale e “operativo” dei luoghi. Le grandi aperture ricordano gli edifici industriali storici (archeologia industriale) e ben si possono integrare al contesto. Il progetto tiene conto degli allineamenti delle altezze delle coperture, da realizzarsi in coppi tradizionali.

I volumi in progetto dovranno subire una rotazione su un perno ideale, rappresentato da una “colonna di macine” (alcune recuperate in sito). La colonna rappresenta lo “snodo” architettonico della composizione; insieme alla facciata recuperata, la colonna da’ origine ad un movimento “meccanico” del corpo di fabbrica. Il volume di connessione rappresenterà quindi una sorta di “ingranaggio architettonico”, il quale ricorderà il movimento della ruota del mulino. La colonna di macine inoltre richiama l’altra colonna storica in mattoni presente nel complesso. Al fine di valorizzare il corso d’acqua, vero e proprio motore storico dell’area, il progetto prevede ampie aperture sul lato nord, così da formare delle “sale passanti” nelle zone giorno degli alloggi; in questo modo le abitazioni godranno costantemente della vista e della presenza della Roggia.